Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba.
Alcune nozioni di base, utili per capire come difendersi dai vari tipi di programmi malevoli che minacciano l'utente inesperto collegato alla Rete.

Sicurezza informatica e accessibilità appaiono, a un primo sguardo, come due argomenti nettamente separati tra loro. In realtà, se consideriamo attentamente il significato della parola "accessibilità", noteremo come queste due tematiche siano correlate fra loro. Accessibilità vuol dire sostanzialmente essere in grado di accedere ad una risorsa, che nel caso del Web si concretizza nella possibilità per l'utente di fruire delle conoscenze messe a disposizione in Rete. L'accessibilità inizia nell'atto stesso della connessione, per proseguire poi nella navigazione e nella visualizzazione dei siti Web. Va da sé che quando queste normali operazioni vengono compromesse o inibite da aggressioni esterne, l'accessibilità stessa del Web viene minata alla base. Qui entra in gioco la sicurezza informatica, o almeno quel particolare campo della sicurezza informatica che si occupa della prevenzione delle minacce derivanti dai programmi maligni. Scopo del presente articolo è quello di fornire a grandi linee le conoscenze per una corretta informazione di base, atta a prevenire i danni provocati dai programmi maligni, ricordando come spesso la conoscenza e la prevenzione siano fondamentali in queste situazioni.
Malware è una parola inglese che sta per malicious software, programmi maligni. Tali programmi hanno fondamentalmente due scopi: danneggiare il PC infetto e carpire informazioni riservate da inviare in genere a terzi. Di seguito sono riportate le principali tipologie di programmi maligni e le precauzioni da mettere in atto per evitare il "contagio".
I virus sono programmi che, per diffondersi e replicarsi, "infettano" dei file presenti sul computer dell'utente, copiando il loro codice all'interno di questi ultimi. Possono cancellare file, insediarsi in memoria e creare rallentamenti ed altri disguidi al sistema. Comparsi nella seconda metà degli anni Ottanta, all'inizio si diffondevano principalmente attraverso lo scambio di dischetti (floppy disk) "infetti". Con l'avvento di Internet essi hanno trovato nuovi e più pericolosi mezzi di diffusione, quali ad esempio la posta elettronica.
Contromisure: Installare un antivirus e tenerlo costantemente aggiornato; assicurarsi che l'antivirus disponga di una protezione real-time (in tempo reale), ovvero che sia sempre attivo in memoria, specie durante la navigazione; controllare con l'antivirus ogni file prelevato dalla Rete; effettuare frequenti scansioni approfondite del sistema; aggiornare il proprio sistema operativo ed i programmi in esso contenuti.
I worm (parola che in inglese significa "verme"), parenti alla lontana dei virus, si differenziano da questi ultimi per il fatto di non avere bisogno di infettare altri file per replicarsi. Per ottenere il loro scopo, possono sfruttare sia la stessa connessione a Internet sia la posta elettronica. Nel primo caso si servono di falle del sistema operativo attaccato, sfruttando le quali riescono a installarsi in memoria, spacciandosi spesso per processi di sistema (cioè programmi necessari al normale funzionamento del computer, la cui presenza in memoria non è considerata una minaccia); nel secondo caso, invece, si autoinviano per posta elettronica come allegati, facendo leva su messaggi suadenti ed ingannevoli, tesi a convincere chi li riceverà ad aprire l'allegato. I worm causano molti disguidi, come rallentamenti, blocchi e riavvii del computer. Possono aprire nel sistema infettato una porta di ascolto (detta backdoor, in italiano "porta di servizio"), con cui un attaccante può trafugare dati personali, scaricare sul PC altro materiale pericoloso o usare quest'ultimo come base per attaccare altri computer. Il primo worm apparso nella storia è quello di Robert Morris, che nel novembre del 1988 paralizzò ARPANET, l'antenato di Internet.
Contromisure: Poiché i worm possono sfruttare anche la semplice connessione a Internet per replicarsi da un PC all'altro, occorre affiancare all'antivirus un dispositivo che filtri il traffico di Rete in entrata e in uscita: tale dispositivo è il firewall (dall'inglese "muro tagliafuoco"). Il firewall deve consentire solo il traffico necessario alla fruizione dei contenuti della Rete attraverso i programmi comunemente usati dall'utente, bloccando tutto il resto. Inoltre è necessario aggiornare di frequente il proprio sistema operativo, onde impedire che i worm sfruttino quelle falle nel sistema di cui si parlava poc'anzi. Per i worm che sfruttano la posta elettronica è sufficiente usare la protezione dell'antivirus sulla posta in entrata e in uscita, ricordando di usare sempre prudenza nella gestione della propria corrispondenza.
Il loro nome ("cavalli di Troia") deriva dal fatto che questi programmi maligni sono soliti presentarsi sotto mentite spoglie (salvaschermo, giochi, ecc.), con lo scopo di ingannare l'utente e invogliarlo ad installarli. Spesso tuttavia i trojan non interagiscono affatto con l'utente; s'installano piuttosto direttamente sul suo computer, sfruttando le falle dei browser (dall'inglese to browse, navigare; sono i programmi che usiamo per esplorare il Web, come ad esempio Internet Explorer o Mozilla) o in seguito allo scaricamento (download) di file da siti "infetti". A volte possono diffondersi anche tramite la posta elettronica, o come allegati o inserendo nel corpo dell'email un collegamento che, se attivato dall'utente, installerà il programma maligno sul suo computer. I trojan non infettano altri file, ma creano diversi scompensi alla macchina e alla navigazione: possono infatti dirottare l'utente su siti predefiniti (spesso a carattere commerciale o pornografico) o impedire la visualizzazione di determinati siti (per esempio quelli che trattano di sicurezza); possono scaricare materiale infetto all'insaputa dell'utente e permettere all'attaccante di prendere pieno possesso del computer attaccato; possono altresì causare rallentamenti, cancellare file di sistema (file necessari al corretto funzionamento del computer) o sostituirli con altri infetti. La pericolosità di questi programmi sta nel fatto che possono essere scritti anche con un linguaggio di scripting (come Javascript), il che consente di inserire nascostamente codice pericoloso all'interno di pagine Web compromesse da un attacco.
Contromisure: Il mondo dei trojan è un mondo variegato e dai contorni spesso indefiniti. A volte la definizione di trojan confina con quella di hijacker (dall'inglese, "dirottatore") o di adaware (programma che aggiunge moduli indesiderati). Ancora una volta un antivirus aggiornato e con protezione in tempo reale riesce ad avvisarci se stiamo navigando su siti infetti o se il link su cui abbiamo cliccato (ad esempio per scaricare un file MP3) contiene una minaccia. Una particolare cura va posta nel realizzare le pagine Web, specie se queste contengono moduli di interazione scritti in linguaggio dinamico (ad esempio PHP): potrebbero infatti essere sfruttate, se violate, come ricettacolo di codice maligno. Occorre in tal senso tenersi sempre informati sulle vulnerabilità della piattaforma di sviluppo adoperata, sulle relative correzioni (patches) e sui modi sicuri di scrivere codice. Essere diffidenti si rivela spesso una precauzione decisiva. Per maggiore sicurezza, è opportuno a volte disabilitare il supporto del proprio browser agli script, specie quando si naviga per la prima volta su siti sconosciuti.
Gli spyware ("programmi spia") nascono con lo scopo di installarsi sul PC ad insaputa dell'utente e di spiarne le abitudini di navigazione, per poi inviare questi dati a terzi interessati. Spesso questi programmi maligni sono contenuti in software di dubbia provenienza ed usati a fini commerciali. Un caso limite è rappresentato dallo spyware Alexa, contenuto in alcune versioni di Windows. Altre volte si installano automaticamente durante la navigazione, sfruttando alcune falle dei browser. Gli spyware non danneggiano direttamente i documenti o le funzionalità del computer infettato, ma possono dirottare la navigazione, mostrare contenuti pubblicitari o addirittura parassitare la connessione.
Contromisure: Per combattere gli spyware è necessario munirsi di strumenti specifici di analisi e rimozione. Spesso infatti gli antivirus non sono in grado di fronteggiarli adeguatamente. Un buon aiuto è offerto non di rado dai firewall, i quali, filtrando il traffico in uscita (outbound), possono rilevare connessioni sospette. Un altro valido ausilio è rappresentato da programmi di sistema, come ad esempio Netstat, che servono per monitorare tutte le connessioni attive in un certo momento.
I dialer, come suggerisce il loro nome (dall'inglese to dial, "comporre, chiamare") sono dei programmi maligni che hanno come scopo quello di dirottare una connessione tramite telefono (dial-up) su numeri a pagamento, spesso costosissimi. Inoffensivi se si usa una connessione ADSL, risultano deleteri per chi naviga con modem a 56k. Tali programmi possono infiltrarsi sul nostro PC sotto mentite spoglie, ad esempio come moduli aggiuntivi che alcuni siti ci invitano a scaricare per ottenere la visualizzazione di alcune aree del sito. A volte i dialer possono anche venire installati semplicemente visitando siti infetti.
Contromisure: Fortunatamente tutti i moderni antivirus riconoscono la gran parte dei dialer, e riescono a bloccarli durante il loro tentativo di infiltrazione. A volte però è necessario ricorrere a strumenti di rimozione specifici, i cosiddetti antidialer. È buona norma verificare sempre che quello che stiamo installando provenga da una fonte attendibile ed evitare di installare moduli o programmi a scatola chiusa.
Nati in origine per il mondo Unix/Linux, i rootkit (il cui nome significa "kit dell'amministratore") si sono imposti recentemente anche nel mondo dei sistemi Windows, costituendo ad oggi la più seria minaccia per gli utenti di tutto il mondo. Sono programmi che nascondono se stessi ed altri programmi agli antivirus e alle operazioni di controllo degli amministratori di sistema e dei semplici utenti. Possono nascondere processi nocivi, installare porte di accesso (backdoor) sul sistema infettato e dare all'aggressore il completo controllo del computer. La loro caratteristica principale è l'assoluta invisibilità. I modi in cui possono essere installati sono diversi: o con un'aggressione diretta, penetrando nel PC tramite vulnerabilità di sistema, o in modo indiretto, tramite altri programmi maligni (come trojan e worm). Una volta violato il sistema, l'aggressore vi carica il codice del rootkit già configurato, installa i programmi da nascondere per mezzo del rootkit e avvia infine il rootkit e la backdoor per mantenere l'accesso al sistema. I rootkit non creano scompensi evidenti al sistema, e ciò li rende ancora più pericolosi, in quanto non danno segnali della loro presenza. Un buon libro per comprendere il fenomeno rootkit è quello scritto da Greg Hoglund, dal titolo Rootkit. Subverting the Windows kernel (Rootkit. Sovvertire il kernel di Windows, Addison-Wesley. Il kernel è il cuore di un sistema operativo), il cui sito di riferimento è http://www.rootkit.com/.
Contromisure: Sfortunatamente gli antivirus non possono nulla contro i rootkit. Occorre perciò munirsi di appositi strumenti antirootkit, i quali però attualmente sono solo in grado di individuare eventuali rootkit ma non di rimuoverli. Vale in questi casi il buon senso: aggiornare il sistema operativo, non installare software di provenienza sconosciuta, munirsi di un firewall.
Data la mole impressionante di siti che trattano questi argomenti, ho preferito non mettere riferimenti ad altre risorse, perché sarebbero stati inevitabilmente riduttivi. Un buon metodo per documentarsi sull'argomento sicurezza consiste nello sfruttare l'operatore define di Google, per ottenere la definizione del termine che stiamo cercando ed i link più significativi. Esempio: define:firewall (non vi devono essere spazi fra i due punti e la parola di cui si cerca la definizione).
Concludendo, ricordo che il miglior deterrente contro i programmi maligni è una buona dose di prudenza, diffidenza e buon senso. Ed infine, una corretta informazione e prevenzione spesso si rivelano più efficaci di un antivirus.
Articolo di Gabriele Romanato pubblicato il 30/11/2005 alle ore 15,09.
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